Vuoti e pieni
- Alessandra Bisi
- 10 dic 2025
- Tempo di lettura: 1 min
Riflessione da astrattista e non proprio riguardo alla composizione.
Possiamo tutti percepire un certo disorientamento emotivo e sociale. Come potremmo, infatti descrivere lo stato attuale di un pianeta in crisi. Tutte le crisi: ambientale, economica, politica, sociale. Un caos indescrivibile anche perché il movimento senza direzioni è velocissimo. Le nostre paure umane hanno trovato rappresentazione nell'epidemia del '19. Paure da una parte

rimosse ma da cui sono partite molte conseguenze per tutti. Tornando alle riflessioni, penso che in mezzo a questo caos, dobbiamo ancora fare i conti con il mercato. È rimasto fermo e granitico con svariate pretese che sono sempre più difficili da comprendere ed esaudire. Evolve più lentamente rispetto alle esigenze dei popoli e alle criticità scaturite dai conflitti e dall'esaurimento delle risorse. Nel mercato del lavoro si ricercano persone da formare che da candidati diventano clienti. Clienti formati a ricercare altri clienti. Cosa richiedono i clienti dei clienti? Qui c'è un vuoto. Quel vuoto così complesso che comunque sostiene la struttura di una composizione decadente. Anche l'Arte subisce quindi questo rapporto. Un mercato che è una catena controversa di clienti. Nel passato recente ha retto un mercato che ha portato all'aquisto del nulla. Del fumo. Del resto, anche il denaro è diventato pubblicità e concetto.
Se continuiamo a creare e dimentichiamo il mercato è certamente un atto davvero eroico. Non è nemmeno importante quello che facciamo. Una catena di clienti dei clienti troppo lunga perchè alla fine di quel tunnel si possa intravedere una piccola traccia d'artista.




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