L'arte contemporanea e le sfide del mercato: un'esperienza personale
- Alessandra Bisi
- 24 mar
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 2 giorni fa

Non sono nemmeno sicura di avere cliccato per richiedere informazioni. Si trattava delle solite proposte "fracassone" per artisti. Quelle offerte che, facendo leva sulla sincera volontà di essere visibili al pubblico, vagano in rete. Riceviamo tutti anche venti mail al giorno. Ci propongono fantastici parchi di esposizioni internazionali e nazionali. "Servizi" di marketing che si autodefiniscono tali e che, in realtà, si rivelano pessime locandine, cataloghi dilettantistici e, in definitiva, il nulla. Il vero marketing dovrebbe essere a loro vantaggio.
La telefonata inaspettata
Ti raggiungono al telefono. Rispondi e dici che no, grazie. Non paghi migliaia di euro per esporre. Nemmeno per farti pubblicare sui profili che hanno, che sono poco frequentati rispetto alle loro auto-enunciazioni. Poi la signorina al telefono insiste e dice che nessuno chiederà dei soldi. Un classico, ma non faccio venire nessuno. A parte quella volta su dieci in cui ti fregano per sfinimento oppure perché, pur di chiudere la telefonata, dici ok e prendi quell'appuntamento.
In fondo, mi serve comunque per rendermi conto a che punto siamo arrivati. Aspetto da qualche anno che queste schifezze finiscano e desidero un mercato sincero per noi tutti. Avrei ascoltato come altre volte le stupidaggini al limite del tentativo di truffa. Poi avrei salutato il sedicente esperto di una quantità di cose. Amante ed esperto di arte. Che, per prima cosa, avrebbe in ogni caso ammirato qualunque oggetto vedesse appeso, esclamando assurdità anche in italiano scorretto.
Un incontro surreale
Va bene, avrei dedicato trenta minuti a questa mia indagine di non mercato. Mi hanno inviato anche un video amatoriale e pasticciato con musica assordante e fotogrammi di metropoli mondiali, tappeti rossi, addirittura personaggi famosi del gossip. Non potevo perdere questo show. Così, a casa mia, fra i miei dipinti e anche la mia privata dimensione.
Puntualissimo, si presenta un giovane uomo alto con valigia, giovane e vagamente inquietante. Si presenta. Appena mi interpella con arroganza, mi incomincio a divertire. Gli faccio partire un pippone di spiegazioni noiosissime e volutamente incomprensibili che, forse dagli anni Settanta in poi, hanno contribuito a fare scappare il pubblico. Non capiva una parola perché lui si esprimeva molto male. Davvero male, quando mostrò una versione peggiore e inedita per me in questi appuntamenti.
La promozione inaccettabile
La sua promozione era dichiarare che gli artisti "hanno le pezze al culo" e contattano loro per vendere. A loro non interessa altro che vendere e, per vendere, vorrebbero in anticipo migliaia di euro sulla parola. Per i "servizi". Ho risposto con molta forza a queste offese. L'ho accompagnato alla porta senza nemmeno voler vedere la spazzatura che avrebbe esibito e che teneva in una borsa da avvocato.
Questi elementi da sbarco stanno peggiorando. Prima, almeno, per chiederci i soldi ci adulavano. Ora, che stanno tutti per fallire, ci offendono. Condivido questa esperienza sempre in attesa che tutto questo finisca.
La ricerca di un mercato autentico
La mia speranza è quella di vedere un mercato dell'arte più autentico e rispettoso. Un luogo dove gli artisti possano esprimersi senza dover affrontare le insidie di proposte ingannevoli. La bellezza dell'arte contemporanea risiede nella sua capacità di evocare emozioni profonde. Ogni opera racconta una storia, un'esperienza, un sentimento. È fondamentale che questa narrazione non venga offuscata da pratiche commerciali discutibili.
L'importanza della sostenibilità
In questo contesto, la sostenibilità gioca un ruolo cruciale. L'arte non è solo un prodotto da vendere, ma un mezzo per comunicare valori e ideali. Attraverso i miei progetti di design, cerco di promuovere un'arte che non solo sia esteticamente piacevole, ma che abbia anche un impatto positivo sull'ambiente. Credo fermamente che ogni artista debba assumersi la responsabilità di contribuire a un futuro migliore.
Conclusione: un invito alla riflessione
In conclusione, voglio invitare tutti a riflettere su ciò che significa essere un artista oggi. Non lasciamoci ingannare da chi cerca di sfruttare la nostra passione. Dobbiamo unirci e sostenere un mercato dell'arte che valorizzi il talento e la creatività. Solo così potremo costruire un futuro in cui l'arte possa prosperare e raggiungere il suo pieno potenziale.
La mia esperienza è solo una delle tante che molti artisti vivono. Spero che, condividendo queste riflessioni, possiamo avviare un dialogo costruttivo e positivo per il nostro settore.




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