Virtuale- digitale


Per la durata della restrizione che coinvolge il mondo, le mostre non sono più visibili fisicamente. Gradatamente si riapre questo importante ritorno alla visione reale di opere d' arte. Penso che sia ovviamente corretto pensare che " non sia la stessa cosa" per usare la espressione super detta a proposito. Il virtuale non è la realtà ed è diverso. Questo diverso modo di percepire ha caratteristiche sia preziose che congeniali per esprimere e comprendere il tempo. Le mostre virtuali in alcuni casi ( primo fra tutti il lockdown ma anche la grande distanza o la non disponibilità economica per raggiungerla, come anche la mancanza di quel tempo necessario), diventano opportunità di visione e conoscenza. Concretizzano in questo ambito le opportunità diverse che la tecnologia ci ha già dato da anni e che continua a darci in varie e nuove applicazioni. Parte del mondo dell' arte era ed è scettico affermando un atteggiamento che in effetti è contraddittorio con la apertura e la ricerca di cui l' arte da sempre si nutre per essere il sentimento e il suono che ci unisce alla natura e al mondo. Le mostre allestite fisicamente e rese visitabili grazie a video passeggiate fra le opere, ci hanno potuto dare ad esempio la possibilità di vedere la grande mostra di Raffaello delle Scuderie del Quirinale a Roma. Mostra che da due giorni è comunque stata aperta al pubblico. Un esempio con cui torno all'argomento del "virtuale". Le mostre virtuali non sono solo percorsi che riprendono in video allestimenti reali di opere d'arte, ma anche esposizioni di opere in ambienti completamente virtuali. Il fruitore potrà ammirare mostre allestite in contesti virtuali e creati a doc per la ottimale esposizione. Il risultato sarà la realizzazione di esposizioni con molti meno limiti sia di spazio che economici. Notevole vantaggio per gli artisti indipendentemente dal cambiamento che il Covid 19 ha causato. La crisi del mercato dell'arte, pur non coinvolgendo i livelli alti del collezionismo, da tempo vive una situazione che non evolve e che vede come protagoniste non più le opere degli artisti ma le "prestazioni" spesso ne qualificate ne professionali di numerosi mediatori. La mediazione fra l'artista e il mercato sarebbe fondamentale come vero punto di svolta della libera fruizione dell'arte e del sostentamento degli artisti attraverso le vendite. Purtroppo questa mediazione è rara. Da anni la più efficiente è costituita dalle piattaforme online che spesso sono la parte virtuale di consolidate gallerie e case d'asta nel mondo. Le opere vengono proposte direttamente dagli artisti o anche dalle gallerie stesse. Almeno la esposizione non ha costi e la visibilità è assicurata. Il potenziale collezionista o un visitatore si collega quando vuole e può direttamente acquistare. L'atteggiamento scettico di cui ho scritto sopra non ha senso anche perché la visione online di una mostra non esclude che le opere reali possano essere ammirate anche nella realtà. La questione è a mio avviso che il reale e il virtuale non si debbano escludere reciprocamente ma costituiscano un modo adatto e contemporaneo di potere apprezzare l'arte. Da parecchio tempo le tecnologie sono entrate a far parte della nostra vita e anche il linguaggio artistico si è arricchito di altre possibilità non molto diverse dai fondamenti tradizionali (riguardo alle arti visive). I processi creativi che l'artista esprime, comprendono altre modalità come gli interventi digitali che anche solo in fase progettuale costituiscono nuovi potenziali di lavoro. I nostri strumenti sono aumentati e la creazione ha meno limiti concreti alla realizzazione.

La mia prossima personale sarà virtuale. Esporrò 25 opere inedite dipinte a pigmenti su carta. Le opere saranno visibili anche fisicamente su appuntamento nel mio studio a Milano.

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